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un angolo di poesia...

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June 29

Oscure nuvole dense

Da "Fiori", di prossima pubblicazione.
 
Oscure nuvole dense
impediscono che la luna
trapeli ad illuminare
il bosco silenzioso.
 
Spessa è la coltre buia,
e le stelle questa notte
sussurrano remote
e lontanissime,
né se ne percepisce la voce.
 
Aspetto il vento nuovo
che cambi tutto questo
e con sé porti via
le oscure nuvole
dense e basse.
 
E le stelle sussulteranno
e il bosco sarà vibrante
e la regina della notte
finalmente donerà luce
d'argento e candore.
 
29 Giugno 2008
 
Carmine Valendino
 
she_wanted_to_fly________by_ssuunnd
June 26

La Politica

Lo so bene che questo è un argomento molto scottante e che con i tempi che corrono - derive ed estremizzazioni incluse - rischio di guadagnarmi qualche antipatia... forse! Ma pure correrò questo rischio... Tanto...
 
Non voglio scomodare chi legge partendo da Platone e da Aristotele, autori, rispettivamente, della Repubblica e della Politica, ma pure, sia di loro che di altri ho tenuto conto nell'elaborare, nel tempo, un mio pensiero, fino a Cicerone, Seneca... gli Illuministi, ecc. Naturalmente, al di là di come io intenda la Politica, non dirò come purtroppo sono indotto ad agire - vista l'attuale politica italiana - quando sono nella cabina elettorale: per di più il voto è segreto e la segretezza del voto è ancora sancita da una Costituzione (meno male!).
 
Com'è, come è stata finora e come dovrebbe essere la Politica?
Incominciamo dalla domanda delle domande, per poi, eventualmente, passare alle altre e scendere molto in basso con le considerazioni da compiere in merito a come è oggi e a come è stata finora.
La domanda delle domande è la seguente: cosa e come dovrebbe essere la Politica?
La Politica dovrebbe essere l'arte per antonomasia, la filosofia, la scienza e l'economia per eccellenza. Dovrebbe essere la sapiente arte di guidare uno Stato e un popolo verso l'ottenimento del bene comune. E coloro che vi vogliono prendere parte, partecipare e contribuire devono porsi al di sopra e al di fuori delle parti, una volta ottenuto il mandato, conferito loro dal popolo. Devono porsi al di fuori di qualunque logica strategica di favoreggiamento di fazioni e di corporazioni e al di fuori di ogni forma di demagogia.
Coloro che intendono guidare uno Stato, per nobili traguardi, devono mettere al servizio di questo scopo intelligenza, capacità culturali e risorse intellettive. Questa sinergia di abilità vanno coniugate in un dibattito libero (da pregiudizi e preconcetti) e deve produrre esiti di miglioramenti comuni e pubblici. Quindi occorre onestà intellettuale, capacità logiche, critiche e interpretative, capacità di previsione, abilità economiche e legislative, senso di responsabilità dello Stato...
La Politica dovrebbe essere forma e sostanza per ottenere una società migliore, affinché vengano abbattuti privilegi e superate sperequazioni e altre forme di ingiustizie. La Politica deve portare tutti i cittadini a condizioni tali da vedersi pronti, questi, alla ricerca della felicità (quanto meno quella umanamente possibile!).
Non ha tanto importanza l'istituzione che regge lo Stato (oligarchica, repubblicana, monarchica, ecc.) quanto il modo di governare...
Alle altre domande (com'è e come è stata finora) lascio a voi il compito di dare le vostre risposte...
26 Giugno 2008
 
Carmine Valendino
 
Desktopp
 
June 21

L'orco... esiste

 

Un punto di vista. 23 Giugno: uniti contro la pedofilia.

 

Viviamo in una società violenta, aggressiva, arrogante, impietosa, ipocrita e gratuitamente trasgressiva; in una società dove tutto sembra essere consentito, compresa la trasgressione e le devianze. E’ una società i cui appartenenti rivendicano uno strano significato da dare alla libertà e alla privacy, che ne stravolge il vero senso. E’ una società basata sulla ostentazione e trasgressione, dove non è più il senso del limite, della decenza e del decoro a suggerire le norme di comportamento individuali e collettivi, ma la trasgressione finalizzata a se stessa. In questo quadro di malattia collettiva - da cui in molti per fortuna sono immuni - derivano poi le malattie individuali, le patologie, le “sfide”, le malvagità volontarie (o indotte) ai danni dei più deboli e dei più indifesi: i bambini e le donne.

La questione infatti non è solo quella della pedofilia (!), ma molto più generalizzata, anche resta enorme il crimine che si commette quando si abusa di bambini: i più deboli tra i deboli e più inermi tra gli inermi.

Gli abusi e le violenze d’ogni genere sono in esponenziale aumento e le vittime sono sempre le stesse: bambini e donne.

Il problema è di costumi, di cultura, di etica (e non mi riferisco essenzialmente a quella religiosa). Si è innescato un meccanismo perverso, secondo il quale sembra che tutto sia possibile: qualunque atto o azione. E’ l’arroganza del denaro, del potere, del dominio e la totale perdita del senso del limite a determinare certi comportamenti criminali, perché sembra che tutto sia consentito. Un tempo esistevano dei limiti inibitori, vere difese sociali, culturali, morali e d’educazione, ma in una società smarrita, incolta, collassata e corrotta come la nostra, i limiti non esistono più, né più esistono valori morali che la connotavano un tempo.

Osservate i modelli e i messaggi che vengono da certe trasmissioni televisive: sembra che tutto sia consentito, concesso, permesso: l’importante è l’ostentata trasgressione. Come si recepiscono questi messaggi? Tutto è permesso; tutto si può fare: fino a diventare branco e fino a vedere minorenni prostituirsi - sia pure saltuariamente - per comprare un capo d’abbigliamento firmato in più!

Non attribuisco astrattamente colpe alla società, ma con chiarezza dico che certi fenomeni sono tipici di una società consumistica, in cui tutto si risolve entro le categorie di prezzo, merce e scambio, infatti la nostra è ormai una società in cui tutto è visto ed inteso come merce. Quindi non si bada alle persone e alla loro dignità, ma le persone sono viste come cose che si usano e si buttano via quando le si considera ormai sfruttate, avariate ed usurate. Non importa affatto che le “cose” in questione non siano strofinacci lisi, ma sono bambini e donne: l’importante è usare e abusare, da soli o in branco, per gioco o per malvagità.

Cosa voglio affermare? Beh, il gesto criminale resta pur sempre tale e va punito con estrema determinazione, ma ricordiamoci che dobbiamo cambiare tutti, perché il gesto criminale del singolo troppo spesso riflette il modello di una società a sua volta criminale e corrotta.

Bisogna tornare ad erigere quelle barriere protettive e difensive attorno ai più deboli e indifesi. Bisogna tornare a quelle forme di protezioni sociali che esistevano quando si pensava che le persone fossero persone e non “cose” formato “usa e getta”. Bisogna tornare a una società che si allei e si sedimenti intorno a valori e non senta più il senso di smarrimento e di frustrazione in cui vaga oggi: smarrimento dovuto anche al tipo di modello economico in cui siamo immersi, come in una maleodorante fogna.

Lo sforzo deve essere enorme e richiede una vera rivoluzione culturale, in cui non conti più l’uso, l’abuso, la prevaricazione, il consumo, il possesso, il dominio e l’indifferenza, ma la solidarietà, il rispetto della dignità e della libertà altrui e proprie. Questa è la grande sfida che ci attende.

Il pedofilo e lo sfruttatore vanno puniti con estrema durezza, ma è compito dei giudici sancire le pene e dei legislatori decidere le pene, ma la pena o la minaccia della stessa - per quanto forte possa essere - da sola non basta, perché non è detto che questo sia sufficiente a sortire l’effetto desiderato. Infatti teniamo conto che esiste un forte senso di sfida, di infrazione e di trasgressione alle regole e alle leggi. Bisogna anche puntare molto sulla trasmissione di valori, e a questo compito siamo tutti chiamati a fare la nostra parte: Stato, Famiglia, Scuola, Società, Televisione, individui.

Bisogna ri-progettare il corso dell’intera nostra esistenza: solo così si possono vedere azzerate - o quasi - la pedofilia e la violenza sulle donne.

 

Pedofili, giù le vostre manacce immonde…

E noi rimbocchiamoci le maniche e facciamo la nostra parte.

 21 Giugno 2008

 

Carmine Valendino

 

bimbatristemm0

June 17

Noi e gli altri

Certi valori fanno parte della nostra cultura e civiltà, perché rinunciare ad essi per un’assurda rivalsa preconcetta e deriva ideologica? L’accoglienza e la tolleranza fanno parte delle nostre filosofie occidentali, che dalla fine del ‘600 in poi ci hanno distinti per liberalità, per usare un termine d’origine laica. Ma in precedenza, già appartenente ad un’altra categoria culturale, infatti c’era già un altro termine, più complesso e articolato per implicazioni, solidarietà: un valore enunciato e declinato dal Cristianesimo. Quindi, che si voglia considerare la questione da ottiche pur diverse (laica o religiosa) resta pur sempre forte il concetto di confronto con le molteplicità culturali, il che non significa affatto accettazione incondizionata e passiva: ci sono regole ben definite e strutturate che vanno infatti rispettate da tutti.

Ricordiamoci di come rispose Albert Einstein quando sbarcò negli USA, per sfuggire alle persecuzioni naziste: alla domanda “razza di appartenenza”: rispose Umana. La prima regola a cui tutti dovremmo attenerci è quella della tolleranza e del rispetto della dignità umana e dei diritti della persona: qualunque sia l’abito che indossa, il colore della pelle, l’etnia di appartenenza, la lingua parlata, la religione professata e il Paese di origine.

Bandiamo i pregiudizi e i preconcetti - non ci fanno onore! - e agiamo con consapevolezza e con coscienza, soprattutto consapevolezza e coscienza di noi stessi: lo straniero lo accogliamo con diffidenza e con un sottofondo - nel migliore dei casi - di razzismo e pregiudizio: sbagliatissimo. Così facendo rinneghiamo noi stessi e le nostre origini culturali. L’atteggiamento può essere comprensibile, ma non giustificabile. Questo accade perché esiste una diversità molto forte tra "noi" e “loro”: loro vengono da situazioni di compattezza culturale (religione compresa) o da situazioni tali per cui giocano il tutto per tutto, perché comunque vengono a stare meglio che non nel luogo da cui provengono; noi invece siamo in piena crisi di identità culturale: relativismo e qualunquismo sono le nostre maggiori malattie spirituali che ci portano a sentirci deboli nel confronto, incerti e a rischio, come se subissimo un’invasione. La percezione che abbiamo è data dalla nostra stessa “mollezza” culturale: siamo noi che abbiamo smarrito i punti cardinali del nostro retaggio culturale e civile, perché ormai la nostra società è basata sulla materialità del possesso e non abbiamo più valori etici, civili e sociali: abbiamo paura che ci venga tolto qualcosa. Per tutto questo “gli stranieri” ci fanno paura e ci sembrano pericolosi.

A priori, molto spesso, vengono tacciati di essere tutti delinquenti, ma fino a quando non sappiamo che delinquono, non possiamo pre-giudicare nessuno. Questo vale tanto per gli italiani quanto per gli stranieri. O mi si vuole convincere che il reato commesso da un italiano sia di minore entità rispetto allo stesso reato commesso da uno straniero? Se così fosse allora tutto è ed è stato inutile: tre secoli e più di cultura laica non lasciano alcuna traccia ed eredità, così come duemila anni di Cristianesimo! Ho notato invece, a volte anche da parte di chi si professa cattolico, una tendenza sempre più volta verso atteggiamenti poco accoglienti - diciamo così.... Certo, dipende molto dall’intelligenza del singolo, ma in tanti dovrebbero farsi un rapido esame di coscienza per valutare le proprie contraddizioni in termine di fedeltà religiosa, che ben altro suggerirebbe…

Comunque, con la mia visione cosmopolita non riesco a comprendere il senso di un motto quale “Padroni a casa nostra”! Personalmente ritengo che casa mia sia tutto il mondo e ritengo che questo valga per ciscun uomo, la cui dignità e i cui diritti debbano rimanere ed essere riconosciuti ovunque vada, ovunque decida di stabilirsi. Ma non pretendo certo che si debba pensare come me, né mi arrogo di avere ragione (sarebbe una presunzione e un preconcetto: lungi da me!), ma almeno so come pormi rispetto alle diversità, perché sono consapevole della mia cultura e dei valori nei quali credo; né il confronto mi incute timore.

Certo, integrazione è concetto diverso da permissivismo, lassismo, scontro. Integrazione non significa cedere, barattare e subire, ma dialogo, confronto, scambio. Dobbiamo agire con consapevolezza, senza paure, complessi di presunta superiorità o di inferiorità; dobbiamo cioè agire senza remore: non è facile vincere certe paure e diffidenze, lo so. E poi, la smettano certe persone di gettare benzina sul fuoco, alimentando certe paure e pregiudizi; smettano di acuire certe tensioni ideologiche, che stanno prendendo sempre più piede. Dobbiamo renderci conto che sempre più dobbiamo interagire con “gli stranieri”. Ed allora impariamo a parlare e a discutere con loro e sicuramente arriveremo ad un punto di incontro e di intesa.

I clandestini? Beh, dal mio personalissimo punto di vista non esistono clandestini: per me le persone si distinguono in oneste e disoneste, italiani o stranieri che siano. E quanti sono i disonesti italiani? Per il resto vedo solo povera gente che cerca di riacquistare dignità, diritti e libertà. I cosiddetti clandestini, nella maggior parte dei casi, vengono a sbarcare il lunario, disposti anche a fare lavori umili… e umilianti: altro che “Vengono a rubarci il nostro lavoro”, come certa propaganda xenofoba, ignorante, retriva e poco intelligente afferma. E’ vero, tra tanti che arrivano ci sono anche pessime persone prive di scrupoli, che si aggiungono ai delinquenti di “casa nostra”, ma questo non può autorizzarci a credere che tutti, indistintamente, siano laidi, criminali e malavitosi. Il mio parere? Che vengano pure! Che vengano e siano disposti all’integrazione, al dialogo, all’incontro e al rispetto delle regole e delle leggi.

Nella mia esperienza di insegnamento, soprattutto negli ultimi dieci anni, mi è spesso capitato di avere in classe studentesse originarie di altri Paesi, ebbene, emergevano per correttezza, studio assiduo, buona educazione ed ottimi risultati scolastici, spesso ben al disopra delle compagne di classe italiane. Buona educazione, rispetto e spirito di sacrificio: tutti aspetti che spesso mancano alle nostre studentesse italiane, totalmente o in parte. E così torniamo al discorso di partenza: la nostra è ormai una società corrotta e priva di fondamenta e riferimenti culturali, è una società materialista, edonista, narcisistica e relativista.

Stranieri, extracomunitari = diversi da noi? Strana equazione! Beh, non mi sembra che abbiano quattro gambe, sei braccia, due teste e tre occhi! Extracomunitari? Ricordatevi che anche gli Svizzeri sono extracomunitari, ma naturalmente sono meglio accolti rispetto ad altri: marocchini, senegalesi, montenegrini…

Ma forse è solo una banale questione di colore di pelle..., ma ricordatevi che Gesù Cristo, molto probabilmente non era proprio biondo e con gli occhi azzurri!

 

17 Giugno 2008

 

Carmine Valendino

 
 

la-bella-nera 

 

 

June 14

Insensibile e indifferente

Da "Fiori", di prossima pubblicazione.
 

Insensibile e indifferente,

come il tempo, il fiume

fluisce tra le sue sponde.

 

Non si avvede delle nostre

minimali glorie,

né delle nostre gioie modeste,

né s’accorge del nostro

patire, che il viso ci rende

pallido e fiacche le membra.

 

Inutile l’affanno della lotta:

umani siamo e tutto è mistero

ciò che ci circonda.

Tanto vale vivere giorno

dopo giorno, consapevoli

infine di un’eclisse che nel buio

ci chiuderà.

 

Conosciamo i tormenti

d’ogni giorno; ciò che possiamo

fare per alleviarli è sognare.

Solo il sogno ci è dato

per sfondare e irrompere

oltre i confini del mistero.

 

11 Giugno 2008

Carmine Valendino

 

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June 09

Vittime d'un inganno

 
Dio mio, la vita, lo sapevamo, è qualcosa di distinto
dalla morte, cosa diversa, opposta -
questo innanzitutto. Così ci avviammo innocenti e integri,
fiduciosi e forti, spiegammo le vele
sulla distesa del mare aperto, nel fragore del vasto mare,
senza alcuna precauzione, come s'addice
a chi è innocente, fiducioso e forte,
spiegammo le vele
finché ci reggeva il vigore e la forza.
 
Ora,
dopo tanti anni di viaggio,
dopo tanto vagare, dopo tanta lotta
con gli elementi del mare, col vento,
comprendiamo il senso dell'avventura,
il senso del viaggio, che cademmo
vittime d'un inganno, che si beffarono di noi,
giacché ciò che chiamavamo vita
non era (lo vediamo adesso) se non
l'altro volto della morte.
 
Dio mio, cademmo vittime d'un inganno.
 
(Anestis Evanghelu, pseudonimo di
Anestis Papadòpulos) 
 
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June 02

Griffati, ma sfortunati

Griffati, ma sf…ortunati.

 

Osservando i vari gruppi giovanili in circolazione - i cui nomi sono già di per sé un programma (truzzi, barbie, emo, punk, gothic, writers, dark…) -, ci rendiamo conto che compongo un vasto e articolato mosaico di mode, conformismi, etichette e omologazioni. Infatti è diventato molto difficile trovare giovani che cerchino autonomia da schemi preconfezionati e che cerchino di somigliare a se stessi. Difficile trovare espresso un libero pensiero e una libera identità personale. I giovani hanno sempre più bisogno di conformarsi ad un’etichetta, hanno bisogno di identificarsi con un gruppo e per farne parte significa doverne assumere gli elementi distintivi e caratterizzanti: vestiario, accessori, tatuaggi, piercing, stile di pettinatura… Ma pur distinguendo i vari gruppi, ci accorgiamo che sono fatti con lo stampino, tanto sono uguali gli uni agli altri. Se poi li ascoltiamo parlare, ci accorgiamo che, tutto sommato, le differenze tra un gruppo e l’altro scompaiono, visto che parlano tutti allo stesso modo e dicono le stesse povere cose.

Come mai tutto questo? Sono da “condannare” o da “assolvere”? A mio parere sono da capire di più e da guidare meglio con più autorevolezza: non li si può lasciare così insicuri e confusi, perché, in definitiva, a conoscerli meglio, emerge un profondo senso di insoddisfazione, insicurezza e disagio: incertezza per il futuro, isolamento dalla realtà presente e carenze affettive che comportano certi atteggiamenti, compreso quello di trovare rifugio nell’emulazione di un cantante o di una velina (i veri divi del giorno d’oggi!) o di trovare riparo nella protezione di un gruppo, al quale uniformarsi in tutto. Perché nel gruppo si “ottiene” identificazione (non identità, della quale si ha paura) e senso di appartenenza, che servono a lenire frustrazioni, solitudine e senso di smarrimento: nel gruppo e negli atteggiamenti che si assumono (di totale conformismo), sembra che sparisca lo smarrimento, da cui questi giovani sono afflitti. E a volte si tratta anche di adolescenti che non sono più tali per età anagrafica, visto che ce ne sono molti che superano la veneranda età dei quarant’anni: questo è il vero paradosso.

Dove vanno ricercate le responsabilità e/o le colpe? Sicuramente ne esistono a più livelli: ce ne sono a livello individuale, familiare, a sociale e politico. Chiarisco subito che il fenomeno gregge dei nostri giovani non è affatto da sottovalutare e comunque non attribuisco colpe solo a loro - come di solito si fa per comodo -, anzi sono convinto che siano vittime di un sistema poco attento o di un sistema che cerca di imporsi, usando questi acerbi giovani come pedine.

Le colpe e le responsabilità vanno ricercate nella famiglia (spesso troppo permissiva e pochissimo attenta), nella società (ormai edonismo e trasgressione sono i “valori” di riferimento), nella scuola (spesso indifferente a certe problematiche), nel nostro sistema economico e sociale (conta più l’apparire e l’avere che non l’essere) e nel nostro sistema politico (no comment!). E sono convinto anche che ci sia una strategia, che ci sia un preordinato disegno di potere: a qualcuno fa comodo dare solo “panem et circensem”, così che non si pensi troppo e non si contesti affatto. E’ questa la vera “gioventù bruciata”, resa insensibile, incapace di sdegnarsi e di commuoversi, resa incapace d’ogni forma di progettualità e di ribellione. E spesso il “gregge” si tramuta, purtroppo, in “branco”.

A cosa vuole arrivare o portare questa riflessione? Probabilmente a niente, tanto da rimanere pura digressione: altri dovrebbero premurarsi di pensare ai rimedi da adottare, io posso solo raccomandare ai giovani di essere se stessi, leggere, dibattere, riflettere, scrivere e studiare con molto impegno, per sconfiggere fantasmi e vani miraggi. Posso solo aggiungere di agire con onestà intellettuale e di badare a qualcosa di più importante - se hanno a cuore la loro libertà - che non sia di vestire il capo griffato e rimanere sf…ortunati.

Comunque, a parte i giovani, che non hanno ancora preso le loro contromisure opportune, noto una forte omologazione anche presso gli adulti, il che mi dà anche moltissimo di più da pensare...

 

Carmine Valendino

 22061073

 

June 01

Tramonto rosso nel cielo

Da "Fiori", di prossima pubblicazione.
 
Tramonto rosso nel cielo,
silenzioso scende sul viottolo.
Lenti, due anziani coniugi
tra papaveri e margherite.
 
(31 Maggio 2008)
 
Carmine Valendino
 
15944005